Beatrice Borroni - Il vestito della sposa (cm.100 x 90)- (Firenze, 2012) **************************************************
Esiste “ un linguaggio obiettivo che prescinde dalle epoche e dagli stili” ?
Nelle righe che seguono espongo una mia proposizione.
Se per “linguaggio obiettivo” si intende il meccanismo che consente al fruitore dell’opera l’atto di vedersi riflesso nella “narrazione” artistica (figurativa e letteraria), allora posso tranquillamente affermare che tale “linguaggio” esiste nella metafora, che è il luogo privilegiato della manifestazione simbolica, di quella espressione, cioè che consente di traslare l’io individuale nella dimensione “altro da sé”.
Qui non parlo della metafora (morta in realtà) appartenente alla memoria retorica ma di quella che contiene in sé l’impertinenza semantica, la deviazione e la decostruzione del significato nel suo uso comune e diffuso. Non si tratta di modificare o sostituire un segno soltanto, ma di sommuovere un’intera trama di segni per mezzo di una attribuzione insolita. La metafora “viva”, e quindi non retorica, non gioca sui termini ma sui rapporti tra i termini, sulle idee, mettendo in tensione lo scarto con la logica consequenziale e deduttiva ordinaria, la deviazione che scompiglia l’ordine classificatorio comune.
Quando ciò avviene anche nell’artigianato, l’opera esce dai “canoni codificati nel tempo” e si trasforma in opera artistica.